Charlie Newton: Io penso che in te ci sia una cosa che nessuno sa… Una cosa segreta e magnifica. Io la scoprirò.
Zio Charlie: Non è bene scoprire le cose altrui, Carla.

“Dormi placidamente tutte le tue notti, popolate di stupidi e puerili sogni di fanciulla. Io ti ho portato gli incubi!” (Zio Charlie)


Charlie Oakley, ricercato da due uomini a Philadelphia, si rifugia dalla sorella nella tranquilla cittadina californiana di Santa Rosa, facendo sembrare la sua una semplice visita alla famiglia dopo tanto tempo. Ad accoglierlo c’è anche una delle sue nipoti, Charlotte, chiamata Charlie, proprio come lui, che ha un’ammirazione profonda nei suoi confronti. L’arrivo dello zio Charlie infatti viene percepito da lei come una liberazione dalla noia e dalla monotonia che si respirano in casa e in città. La giovane non è la sola ad essere convinta della carica attrattiva dello zio, ma è tutta la famiglia e la cittadina che subiscono il suo fascino. Tuttavia alcuni comportamenti dello zio Charlie e concomitanti indagini da parte della polizia fanno sospettare sempre più alla nipote che l’uomo da lei idolatrato nasconda un terribile segreto.

Shadow of a Doubt, uscito nel 1943, è uno dei primi film girati da Alfred Hitchcock negli Stati Uniti, dopo il suo trasferimento dal Regno Unito. Scorrendo la sua filmografia appare evidente come questo noir possa essere considerato inoltre uno dei migliori tra i suoi primi titoli, anche se il “tocco alla Hitchcock” si vedrà maggiormente in altri film. In effetti l’ambientazione in una ridente e placida cittadina di provincia assieme allo sviluppo della trama fanno de L’ombra del dubbio un thriller atipico, che piacque molto anche ai più critici nei confronti degli altri lavori di Hitchcock e ai fautori della verosomiglianza. Lo stesso regista britannico considerava questo come uno dei suoi film preferiti, secondo la figlia Pat, “perché gli piaceva ambientare una situazione rischiosa in una piccola città”. Probabilmente anche perché in questo film vengono affrontati risvolti psicologici e comportamentali legati a sentimenti quali il sospetto, la fiducia e appunto, il dubbio. Tutto il film infatti, ruota attorno alla relazione tra lo zio Charlie (Joseph Cotten) e sua nipote Charlie Newton (Teresa Wright) uniti da un rapporto speciale e da un’affinità interiore evidenziata non solo dalla trepidazione con cui la ragazza aspetta l’arrivo dello zio in città come quello di un salvatore, ma anche da una serie di fattori che ci mostra il regista nel corso del film, a cominciare dal nome che i protagonisti hanno in comune. All’inizio del film, ad esempio, i due sono entrambi distesi sul letto in pieno giorno, lui a Philadelphia e lei a Santa Rosa, ma entrambi assorti nei loro pensieri. Un dualismo che si ripropone nel corso della pellicola attraverso una serie di cadenze narrative basate sulla cifra due, come notò a suo tempo Truffaut, il quale ne elencò quattordici, tra cui: i due nomi identici di entrambi i protagonisti, le due visite dei due poliziotti ai Newton, i due tentativi d’assassinio in casa, le due scene nella stazioncina ferroviaria, l’esistenza di due indiziati, uno a Ovest e l’altro a Est, senza contare l’uso delle ombre che raddoppiando gli stessi personaggi ne sottolineano la duplicità.

Questa duplicità, oltre ad essere evidenziata da Hitchcock attraverso le sue scelte stilistiche e narrative, è in realtà il filo conduttore di tutta la storia. Charlie, quando scopre che lo zio è “l’assassino delle vedove”, uno psicopatico che strangola le sue anziane vittime convinto così di liberare il mondo da quelle che egli considera “vedove grasse e golose”, assume una nuova consapevolezza, fino ad allora non conosciuta nel piccolo mondo in cui vive, e cioè quella del male che c’è nel mondo e che può essere presente anche tra i nostri cari. Proprio questo processo, porterà la ragazza dal provare sentimenti di ammirazione e amore quasi incestuoso nei confronti dello zio, al sospetto, alla repulsione e infine, al rifiuto che la spingerà, seppur involontariamente, ad eliminarlo (quasi a confermare che il male può presentarsi in ognuno di noi). Un epilogo che Hitchcock ricordava spesso citando la celebre frase di Oscar Wilde “Si uccide ciò che si ama”. Allo stesso tempo questo percorso interiore avviene di pari passo con la trasformazione di Charlie da adolescente a donna, alla scoperta dell’amore (quello vero) e delle responsabilità.

De L’ombra del dubbio va certamente ricordata la splendida prova di Joseph Cotten nel dare volto ad un cattivo che – come in pochi altri film hitchcockiani come Psyco e L’altro uomo – è il protagonista della storia. Mentre però Anthony Perkins in Psyco faceva la parte dello psicopatico più “tradizionale”, o comunque era più evidente la sua stranezza (caratterizzata anche dall’ambientazione nel motel sperduto), il personaggio interpretato da Cotten è il male che si insinua silenzioso nella provincia americana (visivamente raffigurato dal denso fumo nero che esce dalla locomotiva del treno da cui scenderà e che oscura tutto il marciapiede al suo arrivo nella stazione di Santa Rosa) e rappresenta tutto ciò che di diabolico si cela dietro la “normalità” e proprio per questo, a pensarci bene, risulta più inquietante. Lo zio Charlie è all’apparenza una persona distinta, un gentiluomo che seduce i cittadini di Santa Rosa come a suo tempo ha sedotto la nipote. Lo stesso spettatore, pur conoscendo la sua reale natura e il fatto che si tratti comunque di un killer psicopatico, non riesce ad essergli apertamente ostile, forse perché viene mostrato sempre nel suo aspetto “presentabile” e non in quello di assassino o perché, come disse lo stesso Hitchcock “i cattivi non sono tutti neri e i buoni tutti bianchi. Dappertutto si possono trovare dei grigi”, secondo una nuova nozione della personalità umana ampiamente diffusa dalla letteratura e dalla psicanalisi a cavallo tra Ottocento e Novecento e che avevano influenzato lo stesso regista.

La buona riuscita del film è dovuta anche alla sceneggiatura cui collaborò Thornton Wilder (già autore di un’opera teatrale di successo, Piccola città), commediografo fortemente voluto da Hitchcock, che insieme all’altra sceneggiatrice Sally Benson, rese bene l’atmosfera che si respirava in una placida cittadina americana di provincia, in questo favoriti anche dal fatto che il film venne girato completamente in esterni nella città di Santa Rosa utilizzando molti normali cittadini come interpreti secondari. Una rappresentazione credibile anche grazie ad alcune trovate ironiche che spezzano i momenti di suspence (caratterizzati spesso dal motivetto ricorrente della Vedova allegra di Ferenc Lehár), come la sequenza in cui il padre di Charlie, Joseph Newton (interpretato da Henry Travers) discute su come commettere un delitto con l’amico (quell’Hume Cronyn che molti ricorderanno per aver recitato, parecchi anni dopo, in Cocoon, l’energia dell’universo) ignari del fatto che in quel momento al loro stesso tavolo siede un vero assassino, lo zio Charlie.

Da evidenziare purtroppo come l’edizione italiana perda molto a causa del pessimo doppiaggio. Ad alcuni improbabili cadenze del Nord Italia infatti, si aggiunge l’evidente accento spagnolo dei nipoti dello zio Charlie. Il motivo è dovuto al fatto che il film fu doppiato in Spagna in piena seconda guerra mondiale, dove un gruppo di attori italiani era rimasto bloccato dopo gli eventi successivi all’8 settembre 1943. Non essendo presenti nel gruppo attori bambini, per doppiare i piccoli Edna May Wonacott e Charles Bates furono utilizzate voci spagnole. Nonostante in certe occasioni gli anni si facciano un po’ sentire, questo film va assolutamente posto in una ideale videoteca hitchcockiana per chi volesse effettuare un percorso cinematografico in compagnia del Maestro del brivido.

Titolo originale: Shadow of a Doubt

Anno: 1943

Paese: USA

Durata: 108

Colore: B/N

Genere: Thriller/ Noir

Regista: Alfred Hitchcock

Cast: Joseph Cotten; Teresa Wright; Macdonald Carey; Henry Travers; Patricia Collinge; Hume Cronyn

Valutazione: 4 su 5 – Buono

 

Luca Paccusse

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