Archivio per febbraio, 2011

 

Non me lo so proprio immaginare un mondo senza musica.


L’incontro tra il gargantuesco Scott Hall e il tenero scricciolo H7-25, protagonisti di Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre (1979), rimane anche a distanza di tanto tempo uno di quei momenti di dolcezza cinematografica la cui visione non andrebbe negata ad alcun bambino. Il gigante buono Bud Spencer (qui alle prese con uno dei suoi ruoli da “solista”)  si imbatte nell’enfant prodige degli Incontri ravvicinati del terzo tipo, Cary Guffrey, regalando un perfetto intrattenimento per famiglie che riesce fortunatamente ad evitare la retorica melensa di molti analoghi prodotti. La direzione tecnica di Michele Lupo sviluppa con la giusta classe le sorti di una vicenda semplice ma al tempo stesso onesta e simpatica; impossibile peraltro non sottolineare la bontà del lavoro svolto dagli irrinunciabili Oliver Onions, autori della fantastica colonna sonora che potete ascoltare in questo video.

 

 

Titolo: L’arena

Compositore: Ennio Morricone

Film: Il Mercenario (1968) – di Sergio Corbucci

 

Titolo: Mrs. Robinson

Compositore: Simon and Garfunkel

Film: Il laureato (1967) – di Mike Nichols

– Pareva avesse il destino negli occhi.

– Il destino? Cosa vuoi dire Irma?

– La morte negli occhi.

Picnic ad Hanging Rock è un’opera di rara suggestione. L’australiano Peter Weir realizza la sua pellicola più significativa affrontando la materia, densa e drammatica, della misteriosa scomparsa di alcune giovani ragazze durante una gita ai piedi del complesso roccioso di Hanging Rock.  La vibrante eleganza e l’onirica fascinazione della messa in scena rendono la pellicola un’incarnazione sublime dell’espressione cinematografica, e una riflessione toccante e sincera sulla tragedia della perdita. Memorabile flauto di Gheorghe Zamfir (che suonerà anche in C’era una volta in America).

 

Ne Il posto delle fragole (Smultronstället) del 1957, il regista svedese Ingmar Bergman inserisce quattro sogni fatti dal protagonista del film, il professor Isak Borg (interpretato da  Victor Sjöström). Nel primo, che è un incubo, egli si trova in una città deserta in cui il silenzio è assordante. Dopo essere incappato in un manichino, ecco comparire un carro funebre da cui cade una bara che si apre. Al suo interno Isak riconosce sé stesso. Oltre alla bara, dall’ovvio significato, nel primo sogno è presente un altro simbolo, che rivedremo: l’orologio senza lancette, metafora del tempo a disposizione che è ormai finito.