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– Pareva avesse il destino negli occhi.

– Il destino? Cosa vuoi dire Irma?

– La morte negli occhi.

Picnic ad Hanging Rock è un’opera di rara suggestione. L’australiano Peter Weir realizza la sua pellicola più significativa affrontando la materia, densa e drammatica, della misteriosa scomparsa di alcune giovani ragazze durante una gita ai piedi del complesso roccioso di Hanging Rock.  La vibrante eleganza e l’onirica fascinazione della messa in scena rendono la pellicola un’incarnazione sublime dell’espressione cinematografica, e una riflessione toccante e sincera sulla tragedia della perdita. Memorabile flauto di Gheorghe Zamfir (che suonerà anche in C’era una volta in America).

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Domattina alle sei verrò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque ma ho un avvocato in gamba” (Boris Grushenko)

Un soldato: Dio ci mette alla prova!
Boris Grushenko: Ma non poteva darci una prova scritta?


Russia, anni delle guerre napoleoniche. Boris Grushenko, giovane aristocratico colto e pavido, ama sua cugina Sonja, che però è innamorata di suo fratello Ivan che è tutto l’opposto essendo bruto e spavaldo. Chiamato alle armi per respingere le truppe di Napoleone, Boris cerca in tutti i modi di fuggire, ma poi è costretto a partire per il fronte, non  prima di aver subito la decisone di Sonja di sposare un vecchio e noioso commerciante di aringhe dopo che Ivan ha deciso di sposare un’altra donna. In guerra Boris – suo malgrado – diventa un eroe e una volta tornato a casa ritrova Sonja, che nel frattempo ha avuto mille relazioni e a cui poi muore il marito. Boris riuscendo a strappare una promessa alla sua amata prima di un duello da cui ne uscirà miracolosamente indenne, la sposerà finendo poi per farsi amare. Ma i guai non mancano, perché nel frattempo Napoleone conquista la Russia e i due decidono di assassinarlo…

Love and Death, in italiano tradotto come Amore e guerra forse per un associazione di parole che avrebbe ricordato il collegamento con Guerra e pace, di cui in parte ne è una parodia, è un film che in effetti si ispira in modo ironico al grande romanzo di Lev Tolstoj, ma più in generale alla letteratura russa dell’Ottocento con ampi rimandi alle opere di Dostoevskij. Diretto e interpretato da Woody Allen nel 1975, il film si avvale anche del contributo della sua musa e compagna di quel periodo, un’ottima Diane Keaton, nella parte della bella cugina di Boris.

Si può affermare che Amore e guerra è una delle pellicole più divertenti dell’Allen comico ed è piuttosto rappresentativa di un periodo intermedio tra le sue prime opere (come Il dormiglione e Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)) e il periodo successivo, quello di Io e Annie e Manhattan, per intenderci. Anche in Amore e guerra infatti, è presente la comicità fisica delle slapstick comedies, ma allo stesso tempo prende piede con forza una comicità verbale frizzante, fatta di dialoghi serrati e battute che si rivedranno nei successivi film e che in realtà già erano presenti in Provaci ancora, Sam (interpretato e scritto da Allen nel 1972).

Il mix di gag e battute è condensato in una serie di parodie e scene che fanno il verso ai classici della letteratura russa e che citano contestualmente diverse opere cinematografiche, dai film di Sergej Ėjzenštejn (da cui Allen riprende anche le musiche del compositore Sergej Prokofiev) a quelli dello svedese Ingmar Bergman, uno dei punti di riferimento del regista newyorkese. Proprio ai suoi film si ispira in molte scene dal punto di vista contenutistico (quando si sofferma sui timori dell’uomo E sul suo rapporto con Dio) e stilisticamente quando riprende la sovrapposizione dei primi piani dei volti dei protagonisti e i loro monologhi interiori. Un omaggio a Bergman è costituito anche dagli incontri che Boris fa con la morte fin da bambino quando ci parla (“Chi sei tu?” “La Morte!” “Che succede dopo morti? C’è l’inferno? C’è Dio? Si resuscita? Beh, allora, una domanda fondamentale: ci sono le donne?” “Sei un giovane interessante, ci rivedremo!” “Oh, non si disturbi!”) e quando ci danza nel finale, chiari riferimenti ironici a Il settimo sigillo.

Anche la filosofia viene spesso citata nel corso del film, da Tommaso d’Aquino a Spinoza e Leibnitz (“sì sono convinta che questo è il migliore dei mondi possibili” dice Sonja) e in generale Allen riflette e ironizza sulla vita e sulla morte, sugli imperativi morali, sulla condizione umana in generale e su altre questioni che tocca nella pellicola attraverso numerosi dialoghi o monologhi. Tra le citazioni letterarie esemplare è la sequenza in cui il padre di Boris va a trovare il figlio in prigione. I due, in dodici battute fanno riferimenti a tante opere di Dostoevskij, da Delitto e castigo a I fratelli Karamazov, da Il giocatore a L’idiota.

Citazioni a non finire ma anche tante battute e dialoghi memorabili in questo film di Woody Allen  che certamente non è grandioso dal punto di vista della scorrevolezza narrativa, ma che è consigliabile per tutti i cinefili, per gli amanti della letteratura e della cultura russa, o semplicemente per chi ha voglia di farsi qualche sana e intelligente risata riflettendo anche su certi temi allo stesso tempo.


Titolo originale: Love and Death

Anno: 1975

Paese: USA

Durata: 82

Colore: Colore

Genere: Commedia

Regista: Woody Allen

Cast: Woody Allen; Diane Keaton; Georges Adet; Harry Hankin; Jessica Harper; Harold Gould

Valutazione: 3 ½ su 5 – Discreto

Luca Paccusse