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Titolo: L’arena

Compositore: Ennio Morricone

Film: Il Mercenario (1968) – di Sergio Corbucci

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Titolo: Giù la testa – Main Theme

Compositore: Ennio Morricone

Film: Giù la testa (1971) – di Sergio Leone

Diretto da Steno nel 1962, Totò Diabolicus è una delle prove più sorprendenti del principe della risata. Attraverso un’irresistibile commistione di thrilling e humour, il film racconta le vicissitudini della nobile famiglia dei Torrealta, composta da sei eccentrici componenti, tutti interpretati dal grande comico napoletano. E’ una straordinaria galleria di personaggi: il marchese Galeazzo, appassionato di filmini osé; il chirurgo Carlo, ossessionato dal sospetto che la moglie lo tradisca; la baronessa Laudomia,  due volte vedova e sempre innamorata di uomini più giovani di lei; il generale Scipione, convinto sostenitore del Duce che crede di trovarsi ancora ai tempi del fascismo; il Monsignor Antonino, noto uomo di chiesa; e, da ultimo, Pasquale Bonocore, fratello segreto che si trova in carcere. Nella sequenza che vi proponiamo, Totò realizza una delle sue performance più straordinarie di sempre: nei panni del chirurgo Carlo di Torrealta, egli deve operare un buffo paziente “che non ha pazienza”, interpretato da Pietro de Vico. Le risate sono garantite!

Siete turisti? Cosa venite a fare qui? Non c’è niente da vedere, è tutto uno schifo… Non visitate l’Italia! Statevene a casa vostra, che è meglio.

 

Una delle scene più famose di Una vita difficile, commedia del 1961 diretta da Dino Risi e interpretata da Alberto Sordi. Il  film parla di un giornalista ed ex partigiano, Silvio Magnozzi, che nell’Italia del dopoguerra paga la  sua coerenza e rettitudine con l’emarginazione nel lavoro e nella società. Le battute e la sequenza che vedono protagonista Sordi, sono ambientate a  Viareggio quando Silvio, ubriaco – dopo aver incontrato la moglie da cui è stato lasciato e il suo nuovo compagno in un night  -, sul lungomare, sputa sulle vetture degli automobilisti di passaggio.

 

 

Per me…La Corazzata Potemkin…è una cagata pazzesca!!!


E’ la battuta forse più celebre dell’intera saga dedicata al ragionier Ugo Fantozzi. Nato dalla fantasia dello scrittore e comico Paolo Villaggio, il personaggio di Fantozzi fece il suo esordio nella trasmissione televisiva Quelli della domenica nel 1968, e il successo che ottenne fu tanto grande da renderlo presto protagonista di due romanzi best seller (Fantozzi, 1971; Il secondo tragico libro di Fantozzi, 1975) e di una fortunata quanto longeva serie di lungometraggi cinematografici (dal 1975 al 1999 ne sono stati prodotti in tutto ben dieci episodi).

La sequenza de La Corazzata Pomemkin è tratta in particolare dal film Il secondo tragico Fantozzi, diretto da Luciano Salce nel 1976, ed è tra le più popolari e le meglio riuscite della saga in quanto riassume su schermo, in modo assolutamente geniale, tutte le caratteristiche di questo personaggio, emblema iperbolico e dissacrante dell’italiano medio, e delle sue tragicomiche disavventure, le quali hanno spesso denunciato aspetti ben precisi del vivere italiano, tra i quali:  l’atteggiamento di autoflagellante servilismo verso il potere; lo squallore di un ambiente lavorativo piatto e ammorbante, incapace di valorizzare le capacità del singolo; la crisi di una categoria sociale, quella impiegatizia, che appare sempre e comunque frustrata nei suoi desideri e bisogni, oltreché afflitta dalla più assoluta mancanza di solidarietà tra le sue componenti (tanto da ricordare nei  suoi tratti la spietata lotta per la sopravvivenza di stampo verghiano); ma soprattutto, a spiccare in questa gustosa sequenza è l’immagine dell’elitaria autoreferenzialità degli strati più colti, che si crogiolano nel loro colpevole autocompiacimento artistico, risultando incapaci di offrire alcun conforto alle classi che non hanno potuto vantare lo stesso accesso alla cultura: il giudizio secco ed aspro che il ragioniere esprime su La Corazzata Potemkin è in tal senso non certo una critica al film in sé stesso (che è e rimane uno stupendo capolavoro del cinema) ma piuttosto una chiara e diretta accusa ad una cultura che vuole essere accessibile  solo a pochi eletti, anziché donarsi a tutti, rinunciando così proprio a quella che dovrebbe essere invece la sua più autentica funzione. Il moto di protesta che si leva contro l’insopportabile presunzione del professor Guidobaldo Maria Riccardelli è la reazione comprensibile di un’intera parte della società la quale, sentendosi esclusa e frustrata da una cultura aristocratica, trova una risposta nella produzione di una sotto-cultura appositamente di bassa lega e priva di ambizioni artistiche più elevate (nel filmato, essa è rappresentata dalla citazione finali di titoli quali Giovannona Coscialunga, L’Esorciccio, e La polizia s’incazza). Il fatto, poi, che la protesta stessa giunga solo quando a risultare minacciata è la visione di un evento sportivo (in questo caso, il campionato mondiale di calcio) è la conferma che ieri come oggi il principale evento che smuove le coscienze del Paese è rappresentato proprio dall’elemento calcistico. Peraltro, a fronte di tutto ciò, qual è la replica del mondo colto? Semplicemente quella di rimanere stupito, incapacitato a comprendere quelli che sono stati i suoi errori e le conseguenze dei suoi errori, e dunque l’esito è quello di un autoisolamento ancora più fragile, più rigido, più sterile. Come dimostra lo sguardo stralunato ed incredulo del prof. Riccardelli dinnanzi alle contestazioni.

A pensarci bene, è quasi miracoloso vedere il modo in cui certi film di Fantozzi (specialmente i primi due, diretti entrambe dallo stesso Salce) abbiano saputo ritrarre in modo tanto azzeccato alcuni tratti salienti della nostra società, dandoci la possibilità di capire, all’interno di una cornice ironica che nulla ha perso del suo smalto, alcuni dei piccoli grandi mali di un intero Paese. Il nostro Paese. Il quale, oggi come trent’anni fa, appare afflitto sempre dei medesimi problemi, in balia degli stessi mali, immobile, incapace non soltanto di affrontarli ma persino di riconoscerli ed accettarne l’esistenza. Questo è un ottimo esempio di cinema che scava nella realtà, risultando in grado di offrire, pur in un contesto grottesco come quello della saga fantozziana, uno spaccato ferocemente concreto ed attuale delle cose che più riguardano la nostra vita.