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Titolo: The End

Compositore: The Doors

Film: Apocalypse Now (1979) – di Francis Ford Coppola

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Io sono Frau Blücher.


Frankenstein Junior rientra senza dubbio in quella ristretta cerchia di titoli che non hanno bisogno di particolari presentazioni, tanto grande è la loro fama presso il mondo della critica e del pubblico. Cult movie per antonomasia, il film diretto da Mel Brooks nel 1974 ha ricevuto un’accoglienza calorosa ed entusiasta che a tutt’oggi non accenna a volersi minimamente fermare. Merito di un impianto cinematografico complessivamente geniale, capace di allestire un efficacissimo mix alchemico di tutti quegli ingredienti che contribuiscono a rendere indimenticabile la visione di una pellicola (dalla regia alle interpretazioni del cast, dalle scenografie alle musiche, dalle esilaranti battute alla caratterizzazione degli strampalati personaggi). Tutto ciò fa di Frankenstien Junior il più riuscito esemplare del genere parodistico. Vi è comunque un ulteriore aspetto che merita di essere a tal proposito considerato: non capita poi così di rado, infatti, di imbattersi in spettatori i quali pur avendo apprezzato il film rimangono tuttavia sorpresi (delusi) per il fatto che abbiano riso meno che rispetto ad altre produzioni più recenti dello stesso genere, quali ad esempio le serie di Una pallottola spuntata, Austin Powers, Scary Movie…Senza nulla voler togliere alle opere citate (che rappresentano delle produzioni gradite ed estremamente esilaranti), Frankenstein Junior si colloca su un piano leggermente diverso e, a nostro avviso, superiore. A differenza di altri, infatti, l’opera di Brooks riesce ad elaborare il proprio modello di riferimento (in questo caso tutta la filmografia ispirata al Frankenstein di Mary Shelley) non semplicemente appoggiandosi ad esso in modo passivo, ma contribuendo piuttosto a trasformarlo, innovarlo, presentandolo sotto una luce completamente nuova ma al tempo stesso preoccupandosi di preservare più di un legame con le vecchie pellicole (a partire da Frankenstein e La moglie di Frankenstein di James Whale, rispettivamente del 1931 e del 1935). Frankenstein Junior a ben vedere non è solo risate, sbeffeggiamenti, prese in giro, ma anche atmosfera e alto tasso di coinvolgimento; è un film che certamente acquista valore se si è a conoscenza dei titoli da cui si lascia influenzare, ma che rimane in ogni caso perfettamente autonomo e accessibile al pubblico più occasionale. La sequenza proposta qui di seguito è stata scelta proprio in quanto costituisce un’ottima testimonianza dell’eccezionale risultato ottenuto  da Brooks col processo di rielaborazione creativa e irriverente delle fonti originarie: nell’ambito di una messa in scena potente e rigorosa (la quale rievoca stupendamente le caratteristiche dei film di Whale) si inseriscono, senza risultare mai dissonanti con l’atmosfera gotica d’insieme, gli elementi di pura comicità, che appaiono immediati in certi casi (le battute di Igor, i cavalli che nitriscono al nome di Frau Blucher, i dialoghi tra la donna e il dottore), mentre in altri  richiedono una lettura più attenta e ponderata da parte dello spettatore (le candele spente, il significato del cognome Blucher –che secondo una delle versioni più accreditate corrisponde ad una marca di fertilizzanti tra i cui ingredienti, guarda caso, vi era proprio sangue di cavallo).


 

Titolo: Mrs. Robinson

Compositore: Simon and Garfunkel

Film: Il laureato (1967) – di Mike Nichols

 

– Vecchio sporcaccione!

– Che è successo?

– Ho beccato un pizzico in ascensore.

– Vedi che vita dura fanno le donne?

– E’ incredibile: con questo schifo di faccia!

– Non importa, basta che porti le sottane: è come sventolare una bandiera rossa davanti a un toro.

– Sì… Be’, sono stufo di fare la bandiera. Voglio fare il toro!


Dialogo tra Jack Lemmon e Tony Curtis (travestiti da donna) in A qualcuno piace caldo (Some like it hot) di Billy Wilder, una delle più belle e divertenti commedie hollywoodiane di tutti i tempi. Nel film, uscito nel 1959, Lemmon e Curtis interpretano due musicisti, Jerry e Joe, che assistono per caso al massacro di San Valentino del 1929 e per sfuggire ai gangster si travestono da donna. Diventano così Daphne e Josephine e vengono ingaggiati da un’orchestra femminile di cui fa parte Zucchero (Marilyn Monroe),  una suonatrice di ukulele col vizio dell’alcool e in fuga da travagli amorosi.

 

Domattina alle sei verrò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle cinque ma ho un avvocato in gamba” (Boris Grushenko)

Un soldato: Dio ci mette alla prova!
Boris Grushenko: Ma non poteva darci una prova scritta?


Russia, anni delle guerre napoleoniche. Boris Grushenko, giovane aristocratico colto e pavido, ama sua cugina Sonja, che però è innamorata di suo fratello Ivan che è tutto l’opposto essendo bruto e spavaldo. Chiamato alle armi per respingere le truppe di Napoleone, Boris cerca in tutti i modi di fuggire, ma poi è costretto a partire per il fronte, non  prima di aver subito la decisone di Sonja di sposare un vecchio e noioso commerciante di aringhe dopo che Ivan ha deciso di sposare un’altra donna. In guerra Boris – suo malgrado – diventa un eroe e una volta tornato a casa ritrova Sonja, che nel frattempo ha avuto mille relazioni e a cui poi muore il marito. Boris riuscendo a strappare una promessa alla sua amata prima di un duello da cui ne uscirà miracolosamente indenne, la sposerà finendo poi per farsi amare. Ma i guai non mancano, perché nel frattempo Napoleone conquista la Russia e i due decidono di assassinarlo…

Love and Death, in italiano tradotto come Amore e guerra forse per un associazione di parole che avrebbe ricordato il collegamento con Guerra e pace, di cui in parte ne è una parodia, è un film che in effetti si ispira in modo ironico al grande romanzo di Lev Tolstoj, ma più in generale alla letteratura russa dell’Ottocento con ampi rimandi alle opere di Dostoevskij. Diretto e interpretato da Woody Allen nel 1975, il film si avvale anche del contributo della sua musa e compagna di quel periodo, un’ottima Diane Keaton, nella parte della bella cugina di Boris.

Si può affermare che Amore e guerra è una delle pellicole più divertenti dell’Allen comico ed è piuttosto rappresentativa di un periodo intermedio tra le sue prime opere (come Il dormiglione e Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)) e il periodo successivo, quello di Io e Annie e Manhattan, per intenderci. Anche in Amore e guerra infatti, è presente la comicità fisica delle slapstick comedies, ma allo stesso tempo prende piede con forza una comicità verbale frizzante, fatta di dialoghi serrati e battute che si rivedranno nei successivi film e che in realtà già erano presenti in Provaci ancora, Sam (interpretato e scritto da Allen nel 1972).

Il mix di gag e battute è condensato in una serie di parodie e scene che fanno il verso ai classici della letteratura russa e che citano contestualmente diverse opere cinematografiche, dai film di Sergej Ėjzenštejn (da cui Allen riprende anche le musiche del compositore Sergej Prokofiev) a quelli dello svedese Ingmar Bergman, uno dei punti di riferimento del regista newyorkese. Proprio ai suoi film si ispira in molte scene dal punto di vista contenutistico (quando si sofferma sui timori dell’uomo E sul suo rapporto con Dio) e stilisticamente quando riprende la sovrapposizione dei primi piani dei volti dei protagonisti e i loro monologhi interiori. Un omaggio a Bergman è costituito anche dagli incontri che Boris fa con la morte fin da bambino quando ci parla (“Chi sei tu?” “La Morte!” “Che succede dopo morti? C’è l’inferno? C’è Dio? Si resuscita? Beh, allora, una domanda fondamentale: ci sono le donne?” “Sei un giovane interessante, ci rivedremo!” “Oh, non si disturbi!”) e quando ci danza nel finale, chiari riferimenti ironici a Il settimo sigillo.

Anche la filosofia viene spesso citata nel corso del film, da Tommaso d’Aquino a Spinoza e Leibnitz (“sì sono convinta che questo è il migliore dei mondi possibili” dice Sonja) e in generale Allen riflette e ironizza sulla vita e sulla morte, sugli imperativi morali, sulla condizione umana in generale e su altre questioni che tocca nella pellicola attraverso numerosi dialoghi o monologhi. Tra le citazioni letterarie esemplare è la sequenza in cui il padre di Boris va a trovare il figlio in prigione. I due, in dodici battute fanno riferimenti a tante opere di Dostoevskij, da Delitto e castigo a I fratelli Karamazov, da Il giocatore a L’idiota.

Citazioni a non finire ma anche tante battute e dialoghi memorabili in questo film di Woody Allen  che certamente non è grandioso dal punto di vista della scorrevolezza narrativa, ma che è consigliabile per tutti i cinefili, per gli amanti della letteratura e della cultura russa, o semplicemente per chi ha voglia di farsi qualche sana e intelligente risata riflettendo anche su certi temi allo stesso tempo.


Titolo originale: Love and Death

Anno: 1975

Paese: USA

Durata: 82

Colore: Colore

Genere: Commedia

Regista: Woody Allen

Cast: Woody Allen; Diane Keaton; Georges Adet; Harry Hankin; Jessica Harper; Harold Gould

Valutazione: 3 ½ su 5 – Discreto

Luca Paccusse